venerdì 6 gennaio 2017

FESTA DEL BATTESIMO DI N. S. G. C. “TU SEI IL FIGLIO MIO PREDILETTO…”


FESTA DEL BATTESIMO DI N. S. G. C. “TU SEI IL FIGLIO MIO PREDILETTO…” 

Carissimi fratelli e sorelle la Liturgia della Chiesa chiude oggi il ciclo natalizio con la festa del Battesimo di N. S. Gesù Cristo. Durante il ciclo natalizio la Chiesa si ferma a contemplare il Volto del Bambino, quel Bambino divino che Maria allatta, che depone nella mangiatoia, che dà in braccio a Giuseppe, ai Pastori, ai Magi… Quel Bambinello che cresce e diventa Fanciullo lì, nell’umile casetta del falegname di Nazaret sotto lo sguardo contemplativo di sua Madre e la custodia premurosa di Giuseppe. Fanciullo… Adolescente… Uomo adulto, sempre lì in quel paesetto vivendo una vita qualunque come tutti, senza distinguersi in nulla di stravagante, eccentrico, diverso. Lui, il Figlio di Dio, se ne sta 30 anni lì: è la sua predica più lunga, 30 anni su 33. Vivendo per 30 anni una vita qualunque. Gesù, Il Signore, dà ricchezza, valore e dignità alla vita di qualunque persona umana perché come la Sua, anche la nostra è la vita di un figlio, di una figlia di Dio!
Ora ha circa trent’anni… è giunta l’ora di lasciare quella casa che lo ha visto crescere, Maria è lì, Giuseppe li ha preceduti nella grande meta e da lassù attende il compimento del mistero del Bambinello che gli fu affidato.
Entriamo nel Cuore di Gesù che lascia Nazareth… lascia la casetta del falegname…, lascia la sua Mamma…: è giunta l’ora!
Un abbraccio forte forte alla Mamma…, un ultimo sguardo da lontano alla sua piccola Nazareth e poi via… e va da Giovanni, si mischia a tanti peccatori che facevano la fila per essere immersi dal Battista nel Giordano.
Qui ogni idea preconcetta di Dio crolla: chi poteva immaginare una simile cosa? Dio, il Santo Dio che si mischia al fango e alla feccia dell’umanità! Colui che per essenza è senza peccato, né può peccare perché Dio, si fa peccato (cfr. 2Cor 5,21), lo assume in sé, lo prende su di sé per strapparlo a noi: Lui, Dio, il Santo per eccellenza si mischia a una fila di peccatori… gustiamo la scena… entriamoci dentro con il cuore, con l’anima, con tutta la nostra persona… si mischia alla gente… si avvicina a Giovanni e chiede il battesimo… non lo vuole battezzare  perché si sente indegno… Gesù lo costringe… (cfr. Mt 3,14-15)…
Gustiamo questa scena, entriamoci dentro con la fede, la speranza e l’amore… Guardiamo Gesù lì in mezzo e chiediamoGli: “perché Signore? Ma forse tu fingi? Tu sei il Santo dei Santi, perché ti fingi peccatore come noi?” Ma Lui ci risponde che non finge affatto, ma che è per il troppo amore che ci porta che Egli fa suo, veramente suo quello che è solo e veramente nostro, per gratuità d’amore prende su di sé il nostro debito, prende su di sé le nostre colpe, prende su di sé i nostri castighi. Il troppo amore con cui ci ama è capace di questo! L’amore proietta verso l’amato e crea unità, identificazione, assimilazione… e così per il suo troppo amore avviene lo scambio: Lui prende ciò che è in noi e noi prendiamo ciò che è in Lui, ognuno diventa proprietario dell’altro: le nostre colpe diventano le sue colpe, fatte proprie dal troppo amore che ci porta; i suoi meriti, la sua gloria, la sua santità, la sua bellezza di Figlio di Dio, diventano tutte cose nostre, veramente nostre, realmente nostre! Lui diventa come noi e noi diventiamo come Lui e tutto per opera del troppo amore!
Dio che con la sua potenza ci aveva creati, ci salva con la sua debolezza, sì perché chi è più debole di chi ama? L’amore e solo l’amore fa sì che il Grande si faccia Piccolo e renda Grande colui che è piccolo. L’amore e solo l’amore Lo fa mischiare oggi, Lui il Santo, a tanti poveri peccatori come noi. L’amore e solo l’amore lo spinge a farsi immergere nell’acqua da Giovanni che non vorrebbe perché non può capire, ma chi poteva capire un amore così grande? Incredibilmente grande: un uomo che battezza Dio! Dio che si inginocchia davanti ad un povero uomo chiedendo perdono per colpe che sono nostre, Lui… Dio!
Inizia la sua vita pubblica umiliandosi davanti ad un uomo, anche quando questa  vita  pubblica starà per concludersi farà un gesto simile, molto simile, quando “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13) e preso un asciugatoio e un catino si inginocchiò davanti a ciascun apostolo per lavargli i piedi, Pietro, come Giovanni oggi, non capirà e non vorrà, cederà perché costretto più perché convinto. Quanto è difficile per noi capire questo amore troppo grande!
Ed ecco che i cieli si aprono: 
la tracotante arroganza del primo uomo che, per la sua grande superbia, voleva essere grande come Dio, li aveva chiusi; 
l’umile abbassamento di Dio che, per il suo amore troppo grande, diventa Piccolo Uomo  li riapre per noi
È Dio che insegna all’uomo l’AMORE, quello vero, quello autentico, quello che ha la sua sorgente in Lui che è AMORE. 
Creati ad immagine di Dio AMORE non possiamo realizzarci se non nell’AMORE. Il primo uomo aveva corrotto il dinamismo intrinseco dell’AMORE e si era precluso la felicità, aveva rovinato tutto, aveva sporcato tutto, aveva abbruttito tutto, tutto perché volle farsi GRANDE più di Dio, volle essere AUTONOMO da Dio, volle essere LIBERO da Dio.
Ora i cieli si riaprono perché un altro uomo, l’Uomo Nuovo, realizza pienamente in sé il dinamismo intrinseco dell’AMORE, quello vero e ripara così al grande peccato e permette in Lui ad ogni uomo di realizzarsi pienamente nell’AMORE.
E così 
Mentre il primo volle farsi grande, Lui che era GRANDE – perché chi più grande di Dio? – si fa Piccolo Piccolo, Piccolo Bambino, Piccolo Uomo, e tutto questo per me…
Mentre il primo volle rendersi autonomo e non aver bisogno di nessuno, neanche di Dio, Lui che in quanto Dio, non aveva bisogno di niente e di nessuno, si fa bisognoso di tutto: di una Mamma che Lo allatti, Lo curi, Lo educhi, bisognoso di una famiglia, dei parenti, di una società che lo accolga, degli amici che lo amino e non volle salvarci senza chiedere aiuto a qualcuno che l’aiutasse a portare il legno, e tutto questo per me…
Mentre il primo uomo volle rendersi libero e non rendere conto a nessuno, neanche a Dio, delle sue scelte, Lui che in quanto Dio ha tutto sotto il suo dominio, tutto potrebbe schiacciare e sottomettere a sé, si sottomette a Maria e Giuseppe, si sottomette a Giovanni il Battista, si sottomette alle autorità del Sinedrio, si sottomette all’autorità di Pilato, non solo, ma si sottomette ad ogni uomo che Lui dice essere venuto a servire e la notte dell’Amore si sottomise ai suoi apostoli inginocchiandosi davanti a loro per lavare i loro piedi, e tutto questo per me…
Tutto questo per me… perché io imparassi dal suo esempio l’AMORE, quello vero e imparassi così ad AMARE come Lui facendomi umile, piccolo, ubbidiente per amore. L’Amore vero ci fa essere così: umili, piccoli, ubbidienti, se siamo tali significa che abbiamo capito l’AMORE e viviamo nella libertà vera dei figli di Dio.

E cieli si aprono, il Padre fa risentire la sua voce non più per ricercare un uomo che si nasconde dietro un cespuglio, ma un uomo ritrovato come suo Figlio, Figlio amato e benedetto e scende su di Lui lo Spirito, quello Spirito che procede dal Padre e da Lui e che è da sempre in Lui, scende sulla sua umanità assunta per noi, quello Spirito è per noi, ci è stato donato nel nostro Battesimo quando un altro Giovanni ci immerse in quell’acqua che Lui oggi ha reso santificante, quello Spirito che scese allora su di noi per innestarci a Lui ed essere come Lui, e crescere come Lui umili, piccoli, ubbidienti.
È Lui, lo Spirito, il protagonista del mirabile scambio con cui siamo redenti:
È perché Lui, lo Spirito Santo, scese con la sua potenza nel seno della Vergine Maria che la Vergine divenne feconda e il Verbo si fece carne e ci poté strappare da dosso i nostri peccati e farli suoi…
È perché Lui, lo Spirito Santo, scende con la sua potenza nel seno del fonte battesimale della Chiesa rendendola Madre di una moltitudine di fedeli che noi possiamo appropriarci della divinità del Verbo incarnato e diventare figli di Dio. Tutto ciò che è suo passa a noi: la sua gloria, la sua santità, la sua figliolanza divina, tutto ciò Lui è e tutto ciò che Lui ha ce lo dona, per amore, per un amore troppo grande: è diventato come noi per farci come Lui.
 Che bello! Che bello! Ma questa bellezza si scontra con la realtà della nostra vita a cui oggi giunge il richiamo sempre attuale di Isaia: «Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia?» Perché chiamati così in alto poi viviamo così troppo in basso? Così ammoniva i suoi fedeli il grande Leone Magno nel giorno del Natale: «Ricordati, cristiano della tua dignità!»
 Fratelli e sorelle ricordiamocene anche noi, non accontentiamoci di una vita che giri al minimo, facciamola girare al massimo… non culliamoci su una barca ormeggiata nel porticciulo di una esistenza opaca e ristretta,  portiamo la barca al largo! 
Diamo spazio a Lui, lasciamoci spingere, condurre, portare dallo Spirito.
Diamo fiducia allo Spirito Santo, lasciamoci immergere da Lui, i frutti verranno, come dalla terra bagnata dall’acqua nascono e crescono i fiori e le piante, così dalla nostra vita quando ci apriamo sinceramente a quell’Acqua viva che è Lui. Ricordiamoci carissimi fratelli e sorelle che “siamo nati da Dio e che tutto ciò che è nato da Dio vince” (1Gv 5,4). Abbiamo questa fiducia in Lui di vincere, vincere il mondo, vincere il demonio, vincere quella parte bassa di noi stessi che ci fa guerra continua e serrata: ma noi siamo nati da Dio e tutto ciò che è nato da Dio vince!
Ma per uscire vittoriosi in questa lotta della vita, occorre aprirsi alla potenza creatrice dell’AMORE, di quello Spirito Santo che è AMORE, occorre abbandonarsi a Lui, occorre permettergli di agire, di fare, di trasformare, di infiammare, di consumare, di travolgere, di sconvolgere, di creare nuovi spazi, nuova vita, nuovi orizzonti… perché Lui non fa’ nulla senza che noi glielo consentiamo. 
Maria, ancora Lei e sempre Lei sia la nostra Maestra spirituale perché possiamo aprirci come Lei a Lui e diventare anche noi come Lei fecondi di Lui per l’eternità.      
Amen. 

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